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sabato 9 ottobre 2021

Un'estate ricca di impegni

Presentazione del libro su Spadolini a Jesi.
La scorsa estate è stata piena di impegni. Provo qui ora a raccontarli. Prima di tutto il 30 giugno c’è stata la presentazione del mio libro Alberto Spadolini, Apollo della danza a Jesi, presso lo spazio comune TNT a cura della Libreria indipendente Sabot. È stata la prima presentazione in presenza e è stato emozionante vedere diversi amici e amiche e parenti partecipare. Abbiamo parlato di Spadolini e, attraverso il suo lavoro, dell’uomo che danza e delle implicazioni che questo comporta ancora oggi, di blackface nella danza e di tanto altro.

Poi il 3 luglio c’è stato Le scissure del covid, progetto a cura di Hexperimenta di cui faccio parte e ideato assieme a Stefania Zepponi. È stato un evento ospitato da FACE OFF FESTIVAL DIFFUSO / INCONTRO TRA LA DANZA E LA CITTA' in collaborazione con Associazione Circolo di Piazza Alta / Sarnano Turismo / Comune di Sarnano. Qui di seguito la descrizione:

ll covid-19 ha provocato crisi, vuoto e morte. Ci ha chiuso in casa, ha allontanato i corpi gli uni dagli altri. Il distanziamento ci ha segnato dentro in maniere che ancora non possiamo veramente riconoscere, e, fuori, in un balbettio della vicinanza a cui aspiriamo ma che non siamo più sicuri di come si possa vivere. Come in tutti gli accadimenti della vita nel circuito della negatività si sono però fatti strada degli aspetti positivi; ad esempio si è posta maggiore attenzione allo spazio, al modo in cui i corpi occupano lo spazio e, vivendolo, si relazionano tra di loro: in pratica la prossemica che tanto ci dice su chi siamo e i sui nostri relativi comportamenti. La danza è movimento dei corpi nello spazio e nel tempo; quindi quali occhi migliori per leggere questo particolare aspetto di un passato così vicino e di un presente incerto? 

 Come ha sottolineato Rosella Simonari nell’articolo “Coreografare il presente”, ripensare i corpi nello spazio è materia coreografica proprio perché la danza e la coreografia lavorano sulla consapevolezza del corpo nello spazio e su come esso si possa muovere al suo interno. Abbiamo fatto file davanti ai supermercati mantenendo la distanza di sicurezza, siamo stati fermi ad attendere senza sapere che in quel momento stavamo occupando uno spazio e segnandolo con la nostra presenza. Abbiamo creato coreografie dello stare in piedi senza esserne consapevoli. E poi, nel momento in cui toccava a noi, ci siamo spostati camminando, eseguendo quello che Alessandro Pontremoli definisce il grado zero della danza.

Su queste suggestioni la nostra proposta con semplicità vuole rimettere al centro il corpo, riaffermare la sua necessità di situarsi e riconoscersi, ridonargli la bellezza della sua esistenza e della sua capacità di donare bellezza, nell’osservazione come nel fare.

Proponiamo un evento che si situa a metà tra l’incontro conviviale e il performativo cercando il coinvolgimento del pubblico che per volontà o occasione fortuita sarà presente. Il suo intento non è tanto quello di mostrare qualcosa, quanto quello di oggettivare e quindi far riflettere in maniera creativa sulle tracce che il COVID ha lasciato nell’archivio della nostra memoria.

Nella prima parte è prevista una chiacchierata informale tra Stefania Zepponi e Rosella Simonari che, a partire dall’articolo citato, guideranno il pubblico presente fornendo strumenti di osservazione e di riflessione sullo spazio, la relazione, le emozioni. Si chiederà al pubblico intervenuto di estrapolare da quanto emerso alcune parole chiave; ne verranno estratte a sorte 5 e verrà chiesto agli intervenuti di esplicarle in un gesto. I 5 gesti verranno montati live in una Line, sull’esempio delle Line di bausciana memoria, che verrà insegnata ai presenti e che quindi verrà danzata insieme. Ne nascerà una COVID LINE che per sua struttura contiene il distanziamento e che conterrà le tracce di quanto vissuto in questo strano periodo.

L’evento è stato partecipato e pieno di spunti interessanti derivati dall’interazione con chi vi ha preso parte.

Il 7 luglio e 11 agosto ci sono stati gli Aperitivi in danza, sempre a cura di Hexperimenta e Stefania Zepponi in collaborazione con ARCI, Lazzabaretto cinema e Comune di Ancona:

Conversazioni semiserie con il pubblico intorno alla danza partendo da film che con la danza hanno a che fare.

- 7 luglio ESTATE '85

- 11 agosto DANCER IN THE DARK

conducono Stefania Zepponi e Rosella Simonari

Partendo dai film, parleremo della funzione sociale della danza, confronteremo le esperienze, creeremo una piccola coreografia che celebri la condivisione del momento.

Seguirà la proiezione del film nell’Arena Cinema Lazzaretto

Si è trattato di due film importanti per i discorsi sulla danza, il primo ci ha portato a riflettere sulla danza come rito per esorcizzare la morte, mentre il secondo ci ha permesso di parlare dei musical e dell’antimusical che è Dancer in the dark. 

 Il 12 agosto c’è stata la seconda presentazione in presenza del mio libro ad Ancona presso l’Edicola a cura di Affinità Elettive, la mia casa editrice e condotta da Stefania Zepponi. Anche in questo caso l’emozione era tanta e gli argomenti presi in rassegna interessanti, come il metodo di scrittura del libro e un raffronto fra questo lavoro e il mio precedente su Martha Graham.

Infine il 15 settembre c’è stata la prima presentazione del podcast Scissure a Montecosaro, in occasione dell’apertura dell’Alloggiando Art Fest, un festival di danza contemporanea “coraggioso” come l’ha definito Stefania Zepponi. Ed è proprio con Zepponi che ho fatto la presentazione, poiché il podcast nasce dalla nostra collaborazione assieme a Clementina Verrocchio che ne è la voce.

Ringrazio la Libreria indipendente Sabot e il TNT per la presentazione a Jesi, Valentina Conti di Affinità Elettive per la presentazione ad Ancona e soprattutto Stefania Zepponi che mi ha accompagnato per quasi tutti questi appuntamenti.


Presentazione di Scissure a Montecosaro.

 

9 ottobre 2021

giovedì 24 giugno 2021

Presentazione al TNT di Jesi libro Alberto Spadolini, Apollo della danza


 

Mercoledì 30 giugno presenterò il mio libro Alberto Spadolini, Apollo della danza presso il csa TNT di Jesi, in collaborazione con la Libreria indipendente Sabot in una delle serate #Fuori dal centro alle ore 21. Qui sotto la locandina.







24 giugno 2021

martedì 4 maggio 2021

Presentazione online libro Alberto Spadolini, Apollo della danza

 


Il 29 aprile 2021, in occasione della Giornata Mondiale della Danza, ho presentato il mio libro online in diretta facebook sulla pagina della Casa delle Culture di Ancona. L'evento è stato organizzato dalla Casa in collaborazione con Hexperimenta.org. Ho dialogato con Giorgia Sestilli, bibliotecaria della Casa e Stefania Zepponi, rappresentate legale della Casa e di Hexperimenta. Ringrazio infinitamente entrambe.

Qui di seguito il banner pubblicitario dell'evento.

 

 

 


 

4 maggio 2021

Recensioni libro Alberto Spadolini, Apollo della danza

 

Fra marzo e aprile sono uscite tre recensioni del mio libro, Alberto Spadolini, Apollo della danza. Qui di seguito i link. Ringrazio di cuore le tre giornaliste.

 

https://giornaledelladanza.com/alberto-spadolini-apollo-della-danza-il-nuovo-libro-di-rosella-simonari-esclusiva/ (12 marzo 2021)


https://www.qdmnotizie.it/jesi-spadolini-danzatore-e-pittore-il-racconto-di-rosella-simonari/ (15 aprile 2021)


http://www.klpteatro.it/alberto-spadolini-apollo-della-danza-giornata-mondiale-della-danza (29 aprile 2021)

 

4 maggio 2021



giovedì 28 gennaio 2021

Alberto Spadolini, Apollo della danza

 Alberto Spadolini, Apollo della danza è uscito! Si tratta del mio secondo libro e riguarda il danzatore pittore Alberto Spadolini. Qui maggiori informazioni. Presto ne parlerò ancora.


28 gennaio 2021

giovedì 12 novembre 2020

Pubblicato il mio saggio sul'archivio di Alberto Spadolini

 

Il mio saggio, "Alberto Spadolini's Box: Dance, Silence and the Archive" è stato pubblicato su Dance Research, vol 38, n. 2, November 2020. Qui i dettagli.


12 novembre 2020

giovedì 17 settembre 2020

Mio articolo su Spadolini per Tutto Ballo 20

Nel numero di settembre di Tutto Ballo 20 è stato pubblicato un mio breve articolo su Spadolini.

 
 
 
17 settembre 2020

venerdì 6 dicembre 2019

Alberto Spadolini - Galeotto fu il lenzuolo

Marco Travaglini, Alberto Spadolini – Galeotto fuil lenzuolo. Arte, amore e spionaggio nella Parigi Anni Trenta, youcanprint.it, 2019. 


Non è facile scrivere di Alberto Spadolini: il suo archivio comprende documenti eterogenei, come articoli in differenti lingue (fra cui il francese e il fiammingo) e fotografie che non è semplice inserire nel percorso della sua carriera. Marco Travaglini, suo nipote e biografo, ha rinvenuto materiale sullo zio sin dal 1978 e lo ha studiato almeno dal 2004. Grazie a lui la vita di Spadolini è emersa dalle nebbie dell’oblio. Alberto Spadolini – Galeotto fuil lenzuolo. Arte, amore e spionaggio nella Parigi Anni Trenta è l’ultimo libro di Travaglini, un romanzo basato, per la maggior parte, su documenti. Il titolo fa riferimento al debutto di Spadolini come danzatore, avvenuto nel 1932. Non avendo un costume, scelse un lenzuolo che fu notato per l’originalità. In molte fotografie, compreso il raffinato ritratto fattogli da Dora Maar e scelto come copertina del libro, Spadolini indossa diversi tipi di tessuti (sciarpe, mantelli, ecc.) a mo’ di ornamento, forse come ricordo di quel debutto.

Spadolini (1907-1972) è stato un famoso danzatore di music-hall nella Parigi degli anni Trenta e, in seguito, un apprezzato pittore, in Francia e all’estero. Fu anche cantante, attore, decoratore, restauratore e regista.

Travaglini apre il libro citando un altro romanzo dedicato a Spadolini, Il Gioco di Spadò di Augusto Scano, pubblicato nel 2015. Spadolini sta morendo in un ospedale e qualcuno (la Morte? Un amico?) gli chiede se desidera danzare e lo invita a farlo come non ha mai fatto prima. È questa un’introduzione significativa in quanto, come ho avuto modo di sottolineare nel 2007, la danza rappresenta un filo rosso nella carriera di Spadolini, anche dopo che smise di danzare, dato che ritorna costantemente nei suoi quadri.

La narrazione è suddivisa in due filoni principali: uno ambientato nel 2015 e dedicato al personaggio fittizio di Dora, italiana americana che ha un dottorato in arte rinascimentale e alla quale viene assegnato il compito di scrivere un libro sulla danza nella Parigi degli anni Trenta; l’altro incentrato sulla vita di Spadolini che va dagli anni Venti agli anni Settanta. La casa editrice di Dora le chiede di trovare “una chiave, un protagonista, qualcosa o qualcuno che possa diventare il soggetto del libro”. Sorpresa, Dora scopre l’esistenza di una figura sconosciuta che porta il suo stesso cognome, “ Josephine Baker e… Spadolini? Ma è il mio stesso cognome!”. Così ha inizio la sua avventura alla ricerca di Spadolini che la condurrà in Italia e in Francia, in compagnia di un archivista di nome Maurizio.

La vita di Spadolini scorre tra le pagine tramite dei flash-back regolari che spostano l’azione a quando l’artista incontrò Gabriele D’Annunzio e Anton Giulio Bragaglia nell’Italia degli anni Venti, quando divenne famoso danzatore nella Francia degli anni Trenta, quando danzò di fronte a Hitler nel 1940, quando si esibì con Walter Chiari in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale e così via fino agli ultimi anni.

Molti di questi flash-back si distinguono per il loro interesse storico. Per esempio, il collegamento Spadolini-D’Annunzio pone diverse riflessioni. Da un lato lo storico Giordano Bruno Guerri lo considera probabile, ma dall’altro sottolinea il fatto che non ci siano fonti al riguardo. In realtà le fonti ci sono, ma non provengono dal periodo in cui i due si sarebbero conosciuti, ossia gli anni Venti [1], bensì da molto dopo, il 1971, quando Philippe Jullian pubblica la sua biografia sul poeta italiano. Forse Guerri fa riferimento alla mancanza di fonti primarie (appunto più vicine al tempo dell’avvenimento) e non alla presenza di quelle secondarie come è quella di Jullian. Un dibattito sulle fonti ci poterebbe troppo lontano, ma possiamo brevemente ragionare su questa.

Jullian ringrazia Spadolini nella pagina dei ringraziamenti ma non lo nomina nell’episodio che riguarda l’incontro col poeta al Vittoriale. Ci si chiede il perché. Spadolini forse gli chiese esplicitamente di non scrivere il suo nome? E perché lo avrebbe fatto? Jullian non era uno scrittore qualsiasi: nato come illustratore, aveva scritto diversi romanzi per poi dedicarsi alla storia dell’arte e allo studio biografico. Il suo libro sul Simbolismo, Esthètes et Magiciens, aveva contribuito alla sua riscoperta ed era stato tradotto in inglese. Diversi suoi libri, compreso quello su D’Annunzio, sono stati tradotti in italiano. All’incontro fra Spadolini e D’Annunzio dedica un paio di pagine che non rappresentano un aspetto fondamentale della vita di D’Annunzio e neanche una porzione sostanziale del libro: avrebbe potuto semplicemente toglierle, ma non lo fece. In aggiunta, come già specificato dallo stesso Travaglini, questa fonte è stata confermata da Patrick Oger, che conosceva Spadolini bene.

Considerando Jullian da un’altra prospettiva, potremmo guardare a ciò che egli in realtà non dice. Infatti quando ringrazia Spadolini, lo chiama “il celebre ballerino” senza dire nulla sui suoi dipinti. Perché? Mostre sui quadri di Spadolini erano state organizzate sin dagli anni Quaranta, qual è la ragione di questa omissione? Al momento non è chiaro, ma sappiamo che Spadolini teneva molto ai suoi quadri già negli anni Venti, quando studiava arte a Roma.

Uno dei suoi primi dipinti più importanti fu un San Francesco, completato nel 1925. A quel tempo Spadolini non aveva la possibilità di tenere il quadro al sicuro con sé a Roma e lo portò ad Ancona presso la casa dei genitori. Purtroppo suo padre Angelo, che aveva rifiutato di aderire al Partito Fascista, aveva perduto il lavoro e decise di venderlo. Quando lo scoprì, Spadolini si arrabbiò molto. Tentò di rintracciare il dipinto e scoprì che era stato venduto ad una chiesa statunitense di Bradford, New York. Quando andò in tournée negli Stati Uniti, assunse un fotografo per far fare una foto all’opera e questo è tutto ciò che abbiamo oggi di quel quadro. Il suo attaccamento emerge anche dalla decisione di diventare terziario francescano, probabilmente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Travaglini dedica una pagina intensa alla devozione dello zio per il santo, citando le sue stesse parole: “Francesco mi ha insegnato a dare per la gioia di dare, a sentirmi felice di quanto possiedo, a considerare i ricchi come i veri poveri perché spesso sono poveri nello spirito e nell’anima”.

Le parole di Spadolini tornano in altre parti del libro, come accade per il suo articolo del 1935, “Impressioni d’America” che Travaglini aveva ripubblicato anche nel suo libro del 2012, Spadò – Il danzatore nudo. Spadolini parla degli Stati Uniti dopo esser tornato da una tournée, “una città americana si mostra come un esempio continuo della velocità umana”. Fa il confronto fra i music-hall parigini e quelli statunitensi, sottolineando la fama della capitale francese, “in generale, quando la produzione mostra l’etichetta francese è alle stelle”. Critica inoltre il razzismo nordamericano, dopo aver invitato l’artista nera Alma Smith a cena con lui ed aver notato l’“indicibile repulsione tanto verso la razza gialla che quella nera”.

Dora e Maurizio scoprono informazioni su Spadolini grazie a questi e a molti altri documenti, commentandoli e formulando domande sulla sua vita. In questo senso, il libro di Travaglini si occupa tanto della figura di Spadolini quanto dell’atto complesso di scrivere un libro su di lui. A tal proposito un altro personaggio emerge tra le pagine, un blogger che pubblica articoli poco attendibili su Spadolini. Il suo lavoro, ispirato ad un libro esistente, Alberto Spadolini – Danzatore, pittore, agente segreto di Ignazio Gori, mostra la grande differenza tra uno studio lungo quattordici (e più) anni, come è il libro di Travaglini, e la prospettiva di Gori, dove i ritrovamenti di Travaglini (a cominciare dallo scatolone del 1978) vengono menzionati senza fare riferimento alla fonte e dove la copertina, che presenta una foto di Spadolini al contrario (cosa dovrebbe pensare la gente che la vede? Che Spadolini danzasse a testa in giù?), già da sola dà l’idea della mancanza di professionalità del testo. Peggio ancora, il libro viene descritto come lo ‘studio’ che restituisce “il giusto peso alla sua [di Spadolini] opera”, dando così vita ad una falsità tra coloro che non sanno nulla né di Spadolini né di Travaglini, un atto molto grave e privo di rispetto. Attraverso il personaggio del blogger, Travaglini mette in discussione e decostruisce il libro di Gori, restituendo al lavoro di ricerca che ha condotto nel corso degli anni e allo zio il rispetto che meritano, “‘Il tuo blogger’- si accalorò Dora - ‘allude a qualcosa, ma quali prove porta?’. ‘Nessuna!’, rispose Maurizio”.



NOTA
[1] Esiste una fonte indiretta del periodo che attesta la presenza di Duilio Cambellotti al Vittoriale. Secondo Pierfranco Andreani, che scrisse una breve introduzione biografica all’interno dell’opuscolo sulla mostra romana di Spadolini del 1967, Spadolini divenne allievo di Cambellotti mentre studiava presso l’Accademia di Belle Arti della capitale. È quindi plausibile supporre che lo accompagnò al Vittoriale.


6 dicembre 2019

lunedì 16 settembre 2019

Presentazione documentario su Spadolini



Martedì 27 agosto 2019, presso la Pinacoteca di Jesi (Ancona), ho moderato la serata di presentazione del documentario Spadò - Il danzatore nudo (2019) di Riccardo De Angelis e Romeo Marconi. Erano presenti i registi e il nipote di Spadolini, Marco Travaglini. Qui la mia recensione al documentario.
La Pinacoteca sta diventando un punto di riferimento per la riscoperta di Spadolini, in quanto grazie alla collaborazione con la stessa, soprattutto nella figura di Simona Cardinali, il 10 novembre 2012 ho organizzato e tenuto la serata celebrativa in onore dell'artista marchigiano, Dalla tela al palco - Vita, pittura e danza di Alberto Spadolini, che consisteva in una lezione spettacolo, in collaborazione con dj Nooz e il danzatore e coreografo Roberto Lori e con le interviste fatte a Marco Travaglini e allo scultore Massimo Ippoliti.
Nel febbraio del 2017 sempre in Pinacoteca i registi del documentario hanno girato la video intervista alla sottoscritta.
Ringrazio dunque la Pinacoteca per la disponibilità e gentilezza.

 16 settembre 2019

giovedì 20 giugno 2019

Spadò – Il danzatore nudo: un documentario su Alberto Spadolini


                                                      Trailer ufficiale del documentario.

Le soffitte a volte rivelano mondi interi, impolverati e dimenticati. Spadò – Il danzatore nudo inizia in una soffitta con un’atmosfera polverosa e vintage e una sveglia, in quanto questo è un viaggio nel tempo che ci riporta indietro di un secolo: Alberto Spadolini (1907-1972), un giovane marchigiano di Ancona se ne va a vivere a Roma negli anni Venti dove studia pittura per poi partire per la Francia dove diviene un famoso danzatore di music-hall nel 1932.

La riscoperta di Spadolini è iniziata nel 1978 proprio in una soffitta, dove suo nipote, Marco Travaglini, ha trovato una scatola piena di documenti di ogni tipo (fotografie, articoli, poster ecc.) sulla vita dello zio in Francia. Spadolini non parlava del suo ruolo di danzatore e Travaglini è rimasto sorpreso da quello che ha scoperto. Tornato sul materiale nel 2004, ha metodicamente iniziato una ricerca sul passato segreto dello zio. Il documentario evoca un’atmosfera d’altri tempi quando Travaglini parla nella soffitta, “ogni tanto veniva a trovarci questo zio particolarmente misterioso (…) era uno zio molto amato, veniva a trovarci una, due volte l’anno, veniva con un macchinone americano enorme" e portava i regali per i nipoti.

Riccardo De Angeli e Romeo Marconi hanno diretto il primo documentario su questo artista poco conosciuto, in collaborazione con Marco Travaglini, direttore de l’Atelier Spadolini. Spadò era il nomignolo col quale Spadolini veniva chiamato dagli amici e qualche volta dalla stampa. Il titolo fa inoltre riferimento al fatto che spesso egli danzava quasi nudo e non deve essere confuso con il titolo omonimo del libro di Travaglini del 2012. Il documentario è un viaggio affascinante suddiviso in tre piani collegati fra loro: il primo dedicato al materiale su e di Spadolini, il secondo incentrato sulle persone che lo conobbero (i nipoti e un amico) o conoscono il suo lavoro (un giornalista, uno scrittore, uno storico dell’arte, la sottoscritta in qualità di storica della danza ecc.) e il terzo rappresentato dalla musica ispirata a Parigi del Nicoletta Fabbri Quartet, un membro del quale è Stefano Travaglini, fratello di Marco).

Il giornalista e scrittore Alberto Bignami racconta la nascita di Spadolini come figlio illegittimo: sua madre, Ida, lavorava come domestica nella casa di una famiglia aristocratica, ebbe una relazione con il suo padrone, restò incinta e fu per questo licenziata. Stava per lasciare Ancona quando incontrò il ferroviere Angelo Spadolini che si guadagnò la sua fiducia e accolse lei e il suo bambino a casa sua.

Lo scrittore e filosofo Antonio Luccarini parla del giovane Alberto e della sua attitudine per il disegno che lo portò a studiare con l’artista locale Armando Bandinelli. Si spostò poi a Roma per studiare col pittore del Vaticano Giambattista Conti. Nella capitale frequentò il Teatro degli Indipendenti di Anton Giulio Bragaglia dove molti artisti dell’avanguardia si trovavano. Secondo lo storico dell’arte Stefano Papetti, Spadolini “è una figura che certamente (...) merita di essere meglio indagata”. C’è nei suoi quadri un dinamismo che potrebbe derivare dal suo contatto con i pittori futuristi che probabilmente incontrò al Teatro.

Una buona parte del documentario è dedicata alla presunta amicizia fra Spadolini e Gabriele D’Annunzio, della quale Travaglini ha parlato sin dal suo primo libro sullo zio, Bolero-Spadò: Alberto Spadolini, una vita di tutti i colori (2007). Lo storico dell’arte, biografo e illustratore Philippe Jullian ringrazia Spadolini nella pagina dei ringraziamenti del suo libro su D’Annunzio, del 1971, “Spadolini, il celebre ballerino, mi ha raccontato il soggiorno, fatto da giovanissimo, al Vittoriale”. Il Vittoriale degli Italiani è quel complesso di costruzioni promosse da D’Annunzio a Gardone Riviera sul lago di Garda. Lì passò l’ultima parte della sua vita ed è lì che pare abbia conosciuto Spadolini nel 1924. Jullian non nomina esplicitamente Spadolini nel testo, ma quando si legge di un giovane decoratore che diviene amico di D’Annunzio e poi se ne va in Francia, possiamo facilmente ricollegarci a quello che l’autore dice nella pagina dei ringraziamenti. Questo collegamento è stato corroborato da uno degli amici di Spadolini, Patrick Oger che ha confermato a Travaglini che il giovane decoratore del libro è Spadolini. Nel documentario, lo storico e biografo Giordano Bruno Guerri, che ha scritto su D’Annunzio, sottolinea la possibilità di questo incontro anche se le fonti non sono abbastanza consistenti.

Locandina del documentario.
Un altro aspetto della vita di Spadolini che manca di fonti consistenti è il suo possibile ruolo di agente segreto. Lo scrittore e saggista Fabio Filippetti afferma che quando si parla di servizi segreti “è difficile avere informazioni”. Tuttavia, Spadolini era un artista conosciuto e poteva spostarsi in luoghi differenti senza destare sospetti. E la questione interessante è che “lo troviamo (…) in città strategiche in particolare durante la [Seconda] guerra mondiale”. Travaglini spiega il suo punto di vista citando, tra le altre cose, l’amicizia fra Spadolini e Ives Gilden, un appassionato di codici cifrati. È possibile che ulteriore materiale emergerà col tempo.

Il mio compito era di parlare dello Spadolini danzatore. Ero molto nervosa durante l’intervista e non ho detto tutto quello che avrei voluto dire. Definisco Spadolini un danzatore primitivista in quanto danzò in numeri ispirati a quelle culture che al tempo erano considerate primitiviste. Il primitivismo è un concetto complesso, coloniale e controverso e abbraccia vari campi come l’arte e la letteratura. All’inizio del XX secolo ebbe a che fare con il fascino occidentale per le culture altre i cui lavori iniziarono ad essere considerati come arte e ispirarono molte forme artistiche occidentali. Les demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso è l’esempio che si fa di solito. Non faccio riferimento a questi aspetti nell’intervista, ma De Angelis e Marconi si sono concentrati su una delle poche performance primtiviste registrate che sono state ritrovate su Spadolini, il suo assolo del 1936 nel film Marinella di Pierre Caron. Spadolini si muove quasi nudo su di un piccolo palco a forma di tamburo, rappresentando forse un rituale di una cultura primitivista e mescolando diverse tecniche di danza come la classica e il flamenco. Spadolini era anche famoso per il suo Bolero su musica di Maurice Ravel che probabilmente presentò nel 1933 e fu notato per l’interpretazione in Gigue su musica di Bach lo stesso anno.

Nel documentario Luccarini sottolinea come Spadolini divenne danzatore “senza conoscenze tecniche” e prima di lui io stessa cito l’articolo di Jenny Josane del 1941 dove Spadolini lo conferma. Però ci sono altre fonti che contraddicono questa ed è molto probabile che studiò danza durante il periodo romano. In aggiunta, a seguito del debutto al Casino de Paris nel 1932, iniziò a prendere lezioni da due insegnanti di balletto, Alexandre Volinine e Blanche D’Alessandri.

Di particolare interesse è la testimonianza di Sergio Sadotti. Conobbe Spadolini negli anni 1957 e 1958 quando l’artista andava a Porto Sant'Elpidio per far visita alla sorella che abitava sotto di lui, “Alberto si imponeva immediatamente per la sua personalità, una grande personalità, eleganza (…). Lo vidi dipingere quadri che poi spediva arrotolati al suo gallerista di Parigi”.

Queste e altre interviste sono interfacciate con bellissime immagini della presenza statuaria di Spadolini e di Parigi. Per esempio scorrono frammenti video dal suo documentario in bianco e nero, Rivage de Paris,del 1950, rivelando monumenti della città come la Tour Eiffel e persone come il suonatore di fisarmonica la cui immagine viene finemente giustapposta a quella del Nicoletta Fabbri Quartet. Una canzone del Quartet è “J’ai deux amours” di Josephine Baker e risale al 1930, una canzone che si addice anche a Spadolini quando recita, “ho due amori, il mio paese e Parigi”.

De Angelis e Marconi hanno fatto un lavoro davvero significativo, a tratti superlativo, anche grazie all’aiuto da parte di Travaglini per l’accesso ai documenti. Spadò – Il danzatore nudo, che è disponibile anche sottotitolato in inglese, è un’opera importante, un altro passo verso una maggiore comprensione dell'enigmatica figura di Spadolini.


20 giugno 2019

giovedì 9 giugno 2016

Italy and the Classics

Domani sarò ad Oxford per la conferenza di un giorno Italy and the Classics. Il mio intervento è dedicato al danzatore pittore Alberto Spadolini. Qui di seguito il programma e qui maggiori informazioni.


mercoledì 18 maggio 2016

Spadolini, Ancona e il mondo

Italia Nostra, Teatrino San Cosma, Ancona, 14 aprile 2016, ore 17.15

Un'immagine del pubblico.
Alberto Spadolini è ancora oggi un artista da riscoprire e l’evento, Alberto Spadolini, un anconetano nel mondo, organizzato da Italia Nostra per celebrarlo, è stata una bella iniziativa che lo ha ricordato da vari punti di vista. Ad aprire le danze vi è stato Marco Travaglini, nipote di Spadolini, oltre che instancabile promotore della sua riscoperta. Dopo di lui ha parlato Federica Bozzarelli, la restauratrice dei suoi quadri e infine la sottoscritta, per tracciare un percorso del suo rapporto con la danza.

Marco Travaglini.
Travaglini ha parlato della sua vita avventurosa, degli amici illustri, delle opere, delle collaborazioni, sottolineando che nella sua indagine, moltissime persone ed esperti da tutto il mondo lo hanno aiutato. Ha mostrato numerose immagini delle sue straordinarie foto e dei suoi quadri, soffermandosi sui codici cifrati all’interno di alcuni di essi, a detta del suo amico e principale fonte orale della riscoperta, Alex Wolfson. Travaglini, in questo senso, ha sottolineato l’importanza della sfera analizzandola in alcuni quadri, come Tau, che sembra esemplificare la storia della sua anima. Spadolini amò molto Ancona, suo luogo di nascita, amava parlare anconetano, amava tornare ad Ancona, andare al mercato e gustarsi il brodetto di pesce tipico della zona. Prima di concludere il suo intervento, Travaglini ha invitato a fornire la sua testimonianza il signor Mosconi, che conobbe Spadolini e che conosce anche il luogo della sua nascita, “di fronte alla caserma” nella zona piano, zona di operai.

Federica Bozzarelli.
Federica Bozzarelli ha trattato del restauro dei quadri, effettuato, a seconda dei casi, con tecniche diverse, come la tecnica meccanica dove ha utilizzato un bisturi per ripulire la tela, o interventi di carattere più estetico e conservativo con l’uso, per esempio, di colori a vernice. Ha mostrato diversi dipinti sui quali ha lavorato sia nella fase di inizio che fine opera. In un paio di occasioni ha trovato altri quadri sotto le tele che stava restaurando, come quello che si pensava fosse un autoritratto dell’artista e che invece si è scoperto essere un suo ritratto da parte della pittrice Teodora Clerici Tremi, come si evince da un articolo pubblicato su Comoedia nel 1933.

La sottoscritta ha parlato dello Spadolini danzatore con particolare attenzione alle sue danze di stampo primitivista nella Parigi degli anni Trenta, accanto, e non solo, a Josephine Baker. In particolare ho analizzato una delle sue foto più significative e illustrato gli aspetti della sua danza nell’assolo che esegue all’interno del film Marinella (1936) diretto da Pierre Caron con Tino Rossi come protagonista.

Di nuovo grazie a Italia Nostra per l’organizzazione e a Marco Travaglini per avermi chiesto di intervenire. La riscoperta di Spadò, come veniva anche chiamato, continua e riserverà certamente delle sorprese.

Rosella Simonari e il pubblico.




























18 maggio 2016

mercoledì 13 aprile 2016

Alberto Spadolini, un anconetano nel mondo




Domani sarò in Ancona per un breve intervento sul rapporto fra Alberto Spadolini e la danza, qui un mio saggio al riguardo.

13 aprile 2016

giovedì 25 febbraio 2016

Alberto Spadolini - Danzatore, pittore, agente segreto

Ignazio Gori, Alberto Spadolini - Danzatore, pittore, agente segreto, Roma: Castelvecchi, 2015.
                                                                                                                                                               
Alberto Spadolini (1907-1972) è stato un interessantissimo artista del Novecento che merita di essere studiato attentamente. Lungo la sua carriera si è imposto al pubblico soprattutto come danzatore e pittore, seppure si sia occupato anche di cinema, restauro e molto altro. Negli anni Venti visse a Roma frequentando il Teatro degli Indipendenti di Anton Giulio Bragaglia. All’inizio degli anni Trenta si trasferì a Parigi dove trovò lavoro presso lo studio di Paul Colin, celebre per i manifesti di riviste come la Revue Negre che lanciò l’esuberante Josephine Baker. Secondo quanto ritrovato fino ad ora, divenne danzatore di music hall per caso, a volte proprio come partner di Baker. Entrò in contatto con numerose celebrità, come Dora Maar e Maurice Ravel che fu particolarmente soddisfatto dell’interpretazione che egli fece del suo Bolero. Seppur spesso visto come latin lover, visse una propria spiritualità interiore come si evince dalle affermazioni fatte in diverse interviste o in alcuni dei quadri che dipinse.

La sua riscoperta è dovuta al nipote, Marco Travaglini, che per più di un decennio ha lavorato alla raccolta di materiale di ogni tipo per ricostruire un vita complessa e ricca. Ha scritto più di un libro su di lui, moltissimi articoli, organizzato e collaborato a svariati eventi. Ecco perché leggendo il libro di Ignazio Gori ci si chiede subito come mai le informazioni fornite da Travaglini siano presenti, spesso anche con inesattezze, ma Travaglini non venga mai citato e anzi vi sia un misero accenno agli “eredi” a conclusione del libro.

Il perché va rintracciato nella genesi del volume. Gori contatta Travaglini per parlargli del progetto, Travaglini si informa su cosa Gori abbia pubblicato e, non ritenendolo adatto, gli propone di farlo insieme. Gori rifiuta e la casa editrice Castelvecchi decide comunque di proseguire con l'opera che quindi nasce fallata in partenza. Poiché, come ho già cercato di spiegare qui, il lavoro di Travaglini è passaggio fondamentale per ricostruire quello che sappiamo su Spadolini. Ignorarlo o comunque non citarlo implica una mancanza di rispetto, etica e metodo.

Alberto Spadolini, foto Studio Iris Paris.
Con questa premessa, si comprende la scelta scellerata della copertina, del titolo ammiccante e della prospettiva biografico-romanzata, scritta peraltro in una prosa che lascia spesso a desiderare. 

La copertina presenta il danzatore pittore a testa in giù, ma non si tratta di una posa artistica, bensì del rovesciamento di una foto dell’artista, probabilmente per ovviare ad eventuali proteste da parte del nipote. Eppure, anche solo una ricerca superficiale su Spadolini, mette subito in luce le splendide fotografie che gli vennero scattate dagli anni Trenta in poi. La foto in questione è probabilmente ascrivibile alla versione del Pomeriggio di un fauno che egli danzò nel 1933, versione che fu originariamente coreografata e danzata da Vaslav Nijinsky nel 1912. La sua posa è esemplificativa della presenza scenica e del fisico scultoreo che spesso lo vide in scena indossando costumi succinti. È in relevé, gambe in quinta posizione, braccia e mani tese lungo i fianchi ma discostate dal corpo in modo da disegnare lo spazio in maniera geometrica. Occhi chiusi truccati così come la bocca e per costume uno slip piumato scuro. La foto è autografata. La casa editrice ha tagliato la parte inferiore e l’ha messa sottosopra deturpandone la bellezza, la plasticità e il senso.

Poi il titolo che aggiunge quell’“agente segreto” per creare suspense o curiosità, come se l’essere o meno stato agente segreto per Spadolini fosse uno degli elementi principali della sua vita. Su questo bisogna ancora studiare bene la documentazione e capirne il ruolo e il peso, metterlo nel titolo significa quanto meno di peccare di superficialità.

Venendo al libro in sé, possiamo dire che riprende la maggior parte delle informazioni fornite da Travaglini con l’aggiunta di ulteriori elementi non sempre veritieri o verosimili. Non vi sono note atte a dimostrare quanto viene affermato, se non uno sparuto esempio che non si comprende che ruolo abbia. Le note si mettono per bene o non si mettono per niente. Vi è inoltre un’esigua bibliografia e cronologia alla fine. Gori opta per una suddivisione in capitoli brevi e sottolinea come il suo lavoro sia di tipo “frammentario e fiabesco”. Poche righe prima, però leggiamo già delle affermazioni grossolane, “considerato tra i più grandi danzatori italiani del Novecento, Spadolini è stato anche artefice di una pittura originale, promotrice di un’‘estetica della danza’”. Sappiamo ancora poco sullo Spadolini danzatore, affermare che fu uno dei più importanti addirittura del secolo non risponde al vero e parlare della sua pittura sulla danza in termini di estetica un po’ forzato. Ma il libro è pieno di forzature, spesso condite da una retorica celebrativa artificiosa e poco credibile, “nonostante lo sforzo dovuto alla concentrazione e la fatica, dopo tante ore di lavoro, i capelli sono perfettamente in ordine, solo leggermente scomposti sulla nuca e un riccio bellissimo gli scende sulla fronte, imperlata di sudore” e ancora, “dopo il clamore suscitato dall’improvvisa esplosione di talento, Spadolini è nella condizione di quei pochi privilegiati che si ritrovano baciati dalle labbra del destino”.

Gori dedica un capitolo ad un articolo particolarmente significativo dell’artista marchigiano, “Impressioni d’America” (1935), che tratta di una sua tournée negli Stati Uniti. Gori afferma che l’articolo è presente nella Bibliothèque Nationale de France (ovviamente non è stato inserito nella bibliografia, come molti dei riferimenti citati, di nuovo mancando di metodo), ci si chiede se è lì che sia andato a consultarlo, se sì, come mai non ve se ne accenni nei ringraziamenti. Però poi controllando il testo di Travaglini, si nota che l’articolo viene riportato per intero nella sua traduzione italiana, aspetto che ci porta di nuovo a interrogarci sulla scorrettezza dello scrittore e della casa editrice che ne ha approvato il testo.

In aggiunta, la danza, che è parte fondante della carriera di Spadolini, viene trattata con sufficienza e pochezza di conoscenze e vocaboli, anche qui cadendo spesso nei cliché, “Spadolini sembra andare oltre, spezzare il disegno della coreografia, mettendoci del suo. Non si preoccupa della tecnica dei passi; predilige la passione che incorpora in ogni singolo movimento muscolare”. E poche righe dopo una delle numerose inesattezze, questa particolarmente grave in quanto Gori sostiene che i Balletti Russi di Sergei Diaghilev furono fondati da George Balanchine di cui si fornisce la traslitterazione del nome dal cirillico e non quella comunemente usata e che anzi gli fu data proprio da Diaghilev. Balanchine fu l’ultimo coreografo della celebre compagnia di danza che non nacque nel 1911, come egli asserisce, ma nel 1909.

Ci sarebbero stati altri modi per scrivere un libro su Spadolini, ci si chiede se Gori conosca il testo teatrale Alison’s House (1930) di Susan Glaspell che riprende la poeta Emily Dickinson e ne fa un’opera magistrale. Glaspell non ebbe il permesso da parte degli eredi di usare il nome e le poesie di Dickinson e allora cambiò i nomi e scrisse un’opera incentrata su cosa avvenne dopo la morte della poeta, su come i familiari la ricordarono, su cosa venne fuori dalle tensioni fra le diverse generazioni e via dicendo. Ma Gori non è Glaspell.
Un altro modo, forse il più sensato, sarebbe quello di utilizzare il metodo microstorico e studiare e interpretare le fonti in modo approfondito, come ha fatto in modo esemplare e facendo scuola, Carlo Ginzburg ne Il formaggio e i vermi (1976). Ma Gori non è Ginzburg.

Come interpretare, infine, le diverse recensioni compiacenti sia su carta stampata che online? Forse che oggigiorno non si analizza più un libro in modo critico, a partire da una copertina così bizzarra e stonata? Che non si è in grado di farlo? O che la critica ormai si è ridotta a puro servilismo di un sistema editoriale in crisi?



25 febbraio 2016