martedì 1 maggio 2012

L'arte della danza (Duncan)




I danzatori vengono spesso ricordati per il loro talento sul palco, quasi mai per i loro scritti. Eppure molti, moltissimi danzatori, maestri di ballo e coreografi hanno scritto nel corso dei secoli e i loro scritti hanno contribuito a fare della danza l’arte che è oggi. Basti pensare ai trattati dei maestri di ballo del Rinascimento italiano che hanno posto le basi per lo sviluppo della danza in Francia o le celebri Lettere sulla danza di Jean Jacques Noverre, che ha dato il via alla rivoluzione operata dal balletto romantico. Gli scritti di Isadora Duncan (1878-1927) contenuti in questo prezioso libro non fanno eccezione e costituiscono una pietra miliare per lo sviluppo della modern dance, in quanto presentano le sue teorie rivoluzionarie sul corpo in movimento, sul senso del danzare, sulla donna che danza.

In un contesto culturale come quello europeo e nordamericano in cui prevalevano soprattutto forme di spettacolo commerciali come i vaudeville e il balletto viveva una stagione di decadenza, Duncan propone un concetto di danza quasi religioso, danzando da sola a piedi scalzi e indossando morbide tuniche ispirate alla Grecia classica. A questo proposito scrive: “Una volta una donna mi chiese perché danzo a piedi nudi ed io le dissi: ‘Signora, io credo nella religione della bellezza del piede umano’. La donna replicò: ‘ Io non ci credo’. Ed io: ‘Eppure lei dovrebbe, perché le potenzialità espressive e la sensibilità del piede sono fra i traguardi più alti dell’evoluzione umana’.” Il corpo secondo Duncan è da adorare e celebrare in ogni sua parte.

L’arte della danza raccoglie articoli inediti o pubblicati in varie riviste e discorsi fatti in pubblico. Il più importante fra questi è certamente “La danza del futuro”, che contiene le linee guida della sua coreosofia, come il mondo idealizzato della Grecia classica, l’aspra critica al balletto e l’esaltazione della figura femminile.

Come già sottolineato, Duncan accosta la danza ad un’espressione rituale e utilizza il mito della Grecia classica per dare maggiore rilievo al suo pensiero. Patrizia Veroli nell’introduzione nota come l’antica Grecia da tempo offrisse, “sia in Europa che negli Stati Uniti, il paradigma di una cultura e di una politica pienamente civile”. E costituiva un mondo mitico al quale rivolgersi per costruire delle alternative forse anche nostalgiche al presente di una società industrializzata che quel mondo aveva spazzato via. Duncan scrive: “Se ricerchiamo la vera origine della danza, se ci rivolgiamo alla natura, ci rendiamo conto che la danza del futuro è la danza del passato, la danza dell’eterno scorrere del tempo (…),” e ancora parlando del Partenone traccia l’evoluzione delle sue teorie,

Per molti giorni non sentii nessun movimento dentro di me. Poi, un giorno, si fece strada un pensiero: queste colonne che appaiono così dritte ed immobili non sono veramente dritte, ognuna di loro curva lievemente dalla base verso l’alto con un movimento fluido, inarrestabile, ed il movimento di ciascuna è in armonia con le altre. Non appena ebbi questa visione, le mie braccia si alzarono lentamente verso il Tempio e mi inchinai: subito capii che avevo trovato la mia danza, ed era una Preghiera.

L’arte della danza è un testo da leggere e rileggere per la prosa appassionata della danzatrice, per la ricca introduzione di Patrizia Veroli, l’apparato documentario dedicato alla tournée italiana della danzatrice del 1913 commentato da Eleonora Barbara Nomellini e per la sezione iconografica che riporta per la prima volta i disegni che l’artista Plinio Nomellini fece di Duncan proprio nel 1913.

1 maggio 2012

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